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Just Cause 4: quando caos e distruzione diventano scacciapensieri

La nuova avventura di Rico Rodriguez per PC, PS4 e Xbox One eleva il concetto di devastazione a livelli siderali

Rico Rodriguez, il bombarolo protagonista di Just Cause - serie d’azione sviluppata da Avalanche Studios e ambientata in mastodontici territori digitali da mettere liberamente a ferro e fuoco - di professione esporta democrazia, immischiandosi negli affari interni delle repubbliche delle banane sparse per il globo, allo scopo di accendere insurrezioni armate e far fuori il satrapo locale. Da solo, petto infuori, testosterone a palla, in jeans, t-shirt bianca, giubbotto di pelle e catenina al collo. Sfruttando paracadute, rampino e tuta alare per volteggiare da una parte all’altra dello schermo e seppellire di piombo interi eserciti di avversari.

Col passare degli anni la saga ha acquisito una certa notorietà nel settore per il divertimento sbracato, quasi infantile, che riesce a tirar fuori dalle viscere del giocatore. Esattamente come una pellicola di Vin Diesel o Arnold Schwarzenegger, Just Cause punta a intrattenere un pubblico senza troppe pretese, che non disdegna di crogiolarsi innanzi a solide certezze: in ogni episodio c’è sempre un cattivo molto cattivo da stecchire, ovviamente non prima di aver mandato al Creatore il consueto codazzo di tirapiedi armati fino ai denti, che presidiano gli avamposti militari sparsi per la mappa di gioco. E poi c’è lui, il protagonista dall’aria imperturbabile, un bullo al cui passaggio, tra un’esplosione e l’altra, intere guarnigioni crollano miseramente, gli obitori si riempiono che è un piacere e i carrozzieri si fregano le mani. Questo nuovo episodio raddoppia la posta in gioco: vero e proprio monumento alla devastazione videoludica estesa su larga scala, il minimo sindacale che possa accadere in Just Cause 4 è che Rico faccia esplodere un edificio dopo avergli scagliato contro un elicottero nemico agganciato col rampino riavvolgibile. Neanche fosse un tirante d’acciaio.

Domanda: ma in tutto questo frastuono di proiettili e lamiere accartocciate esiste anche una trama? Dipende da quanto siete disposti ad accontentarvi. Tutto comincia sulla fantomatica isola di Solis, in Sud America. Un’organizzazione paramilitare dal nomignolo che rasenta il ridicolo - la Mano Nera - guidata da Oscar Espinoza, tiranno dal pugno di ferro, sfrutta il territorio come se fosse un colossale laboratorio a cielo aperto, dove sperimentare gli effetti di una tecnologia segreta, nome in codice Illapa, in grado di generare cicloni, tuoni, fulmini e ogni altra intemperia della natura. Con un tagliagole del genere, hai voglia a sederti al tavolo delle trattative: meglio ricorrere alle maniere forti e innescare la rivoluzione armata col favore della popolazione locale. Peccato però che dietro a Illapa risulti coinvolto nientepopodimeno che il padre di Rico, assassinato tempo addietro dal medesimo Espinoza. Che cosa sarà successo?

Se ritenete che una sceneggiatura del genere sia un insulto per la materia grigia del videogiocatore, sappiate che vi trovate in buona compagnia. D’altronde, in questo titolo, come da tradizione, non c’è spazio per dissertazioni sul senso della vita e, con ogni probabilità, dopo le prime due ore di gioco avrete già smesso di prestare attenzione al cumulo di sciocchezze proferite dal cast di personaggi primari e non, per concentrarvi su ciò che di buono la produzione ha da offrire. In pieno stile manifesto futurista di Filippo Tommaso Marinetti, il succo della faccenda potrebbe riassumersi nelle seguenti onomatopee: bum, crash, bang, kapoww. Le meccaniche di Just Cause 4 si fondano infatti sull’esplicito proposito di liberare la creatività distruttiva del giocatore, chiamato a radere al suolo, preferibilmente nella maniera più inverosimile, rocambolesca e tamarra possibile, ogni presidio nemico.

Non a caso, la stessa Solis è stata concepita dai programmatori non tanto come un ambiente da scoprire con meticolosa curiosità, quanto come un gigantesco parco divertimenti virtuale da devastare in lungo e in largo, un luogo in cui dar sfogo ai più biechi istinti provando, uno dopo l’altro, i nuovi giocattoli bellici di cui Rico dispone. Primo tra tutti l’onnipresente rampino, il cui potenziale offensivo viene esaltato dall’introduzione di alcuni gingilli: è possibile, ad esempio, lanciarlo per piazzare palloni aerostatici in grado di sollevare qualsiasi cosa intercorra da una vacca a un autobus. Con i ganci del rampino inoltre il protagonista può azionare interruttori, scoperchiare pannelli, scardinare porte o, addirittura, collocare un propulsore su cose o esseri viventi, con conseguenze facilmente immaginabili. Inutile dire che i congegni possono essere sia incrociati, per sperimentare nuovi e devastanti effetti, sia potenziati avanzando nella campagna o affrontando le - mai particolarmente ispirate - missioni secondarie.

A proposito di progressione, l’evidente contraddizione in cui cade Just Cause 4 è di appartenere a un genere di giochi incentrato sulla libertà di esplorazione e, allo stesso tempo, di essere inchiodato alla stessa, rigidissima, struttura di sempre: la manciata di missioni che compone la campagna principale si alterna alla scientifica opera di liberazione delle quattro macro regioni (a loro volta suddivise in svariate zone), legate a un particolare cataclisma meteorologico generato da Illapa e occupate dalle forze della Mano Nera. Sulle prime, beninteso, ci si diverte e nemmeno poco a seminare il caos nelle basi militari e ad assoggettare al fronte rivoluzionario, una dopo l’altra, le aree da conquistare. Sennonché l’interesse, specie per chi già conosce le dinamiche della serie, scema dopo poco, col risultato che la vera, grande, sfida offerta da questo nuovo Just Cause consiste nel giocarlo per le oltre 20 ore necessarie ad arrivare alla conclusione, senza essere divorati da un fastidioso senso di colpa, quasi una sorta di rimorso per aver sottratto parte del proprio tempo ad altre, più costruttive o appaganti, attività.

Anche da un punto di vista tecnico la produzione alterna luci e ombre. Difficile restare indifferenti davanti allo spettacolo di colossali edifici che vengono giù come castelli di carte, scomponendosi in mille rottami. La fisica di Just Cause 4 insomma, così come la resa delle esplosioni e degli eventi atmosferici, merita senz’altro un elogio. Il panorama offerto da Solis poi, specie osservandolo dall’alto mentre si svolazza con la tuta alare, sa regalare scorci davvero memorabili e di notevole suggestione. Tuttavia basta guardare più da vicino per rendersi conto di come l’isola sia rappresentata in modo complessivamente sciatto, privo di ricerca del particolare, basato sulla riproduzione ossessiva delle stesse strutture. Il livello di dettaglio grafico poi, specie in paragone ai migliori esponenti del genere, non soddisfa mai pienamente e tende in qualche frangente ad avvicinarsi, pericolosamente, agli standard della precedente generazione. Il parco animazioni infine è semplicemente inadeguato: se persino il protagonista, tranne quando è in volo (cioè quasi sempre), pare muoversi come un manico di scopa, figuriamoci i comprimari o i nemici, sulla cui intelligenza artificiale, peraltro, preferiamo stendere un velo pietoso.

Tirando le somme, se avvertite l’esigenza di rinfrancare lo spirito tra una galoppata e una rissa nei saloon a Red Dead Redemption 2, il nuovo episodio di Just Cause potrebbe fare al caso vostro e fungere da diversivo per le vacanze di Natale. Collocandosi come filosofia di gioco esattamente agli antipodi del capolavoro Rockstar, questo sguaiatissimo gioco d’azione riesce a intrattenere, a patto di essere disposti ad accettarne le regole senza batter ciglio: l’imperativo qui è mettere il cervello a bagnomaria e sfasciare lo sfasciabile. Finché il divertimento dura, nessuna obiezione. Ma quanto dura?


Come lo abbiamo giocato

Abbiamo provato Just Cause 4 grazie a un codice per il download fornito dal distributore. La prova è avvenuta collegando PS4 Pro a un televisore LG da 60 pollici Ultra HD 4K. Il titolo è disponibile anche per Xbox One e PC. Nelle nostre prove ci siamo concentrati perlopiù sulla campagna principale: affrontando le varie sfide offerte e le missioni secondarie, la durata durata dell’opera supera tranquillamente le 30 ore di gioco.


Può piacere a chi…
… vuole un mondo liberamente esplorabile in cui divertirsi senza troppi pensieri
… si diverte con i giochi d’azione stile Rambo
… ha amato i precedenti episodi della serie

Potrebbe deludere chi…
… vuole una trama profonda
… non ama perdere ore e ore girovagando per mondi sterminati
… non impazzisce per i videogiochi dove si spara e basta

Just Cause 4 è un gioco adatto a un pubblico maggiorenne.

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